Monthly Archives: April 2014

La storia del Colosseo | Francesco Corallo

Come uno dei simboli più rappresentativi e antichi della città, il Colosseo è una delle visite immancabili per chiunque ami la grande architettura, come Francesco Corallo. La costruzione di questo anfiteatro ellittico fu commissionata nel 70 A.C. dall’imperatore Vespasiano, e i lavori furono completati nell’80 A.C., durante il regno di Tito.

La sua storia è, in egual misura, affascinante e  terribile; ci fornisce un’ottima prospettiva sulla mente degli antichi romani, e sulle loro convinzioni riguardo a giustizia e moralità. Nel corso di quattro secoli, migliaia di persone e animali morirono fra le sue mura, solo per intrattenere gli spettatori. Vi si tennero una varietà di eventi, comprese cacce, finte battaglie, commedie e sfide tra gladiatori, così come dettagliate ricostruzioni di famose esecuzioni e guerre. Anche se non era il primo anfiteatro costruito dai romani, il Colosseo era unico, per come fu costruito. Versioni precedenti erano quasi invariabilmente poste contro le colline, per fornire alla struttura uno stabile supporto. Il Coloseeo, invece, fu progettato con una stabilità sufficiente da stare in piedi da solo. Fu usato cemento per le volte ad arco e la parte interna, travertino per la facciata e l’intelaiatura strutturale principale, e tufo vulcanico per i muri secondari.

Molte persone, fra cui Francesco Corallo potrebbero non sapere che l’estetica aveva grande importanza per gli antichi romani; questo è evidente come non mai nel progetto del Colosseo. Colonne ornate, negli ordini corinzio, ionico e dorico circondano i colonnati dell’arena, creando una simmetria che colpisce e che divenne così popolare tra gli architetti da essere, più tardi, usata come fondamento dell’unione degli ordini usata ai tempi del Rinascimento. L’ordine delle colonne varia  a seconda del piano al quale sono posizionate, con il corinzio all’ultimo piano, lo ionico al secondo e il dorico al primo. Il piano più alto, il quarto, presenta capitelli corinzi e pilastri come fregi.

Nel corso degli anni, il Colosseo è stato devastato  da molti incendi e terremoti, e  le sue pareti esterne hanno subito la maggior parte dei danni. Oggi, solo la parte a nord è ancora in piedi; il resto della struttura che si può vedere è composta da ciò che una volta era il muro interno dell’anfiteatro.

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Francesco Corallo | Il cibo tradizionale piemontese

Come italiano, Francesco Corallo potrebbe conoscere la cucina piemontese. Questa regione del nord ovest dell’Italia è famosa per i suoi deliziosi piatti, fatti con ingredienti forti e saporiti, di solito bilanciati dalla presenza di salse a base di panna. Non sorprende che, anche il vino fatto in questa zona, sia robusto. I pasti piemontesi sono spesso accompagnati da  Barbaresco, Barbera e Barolo; questi rossi sono il complemento ideale ai piatti della regione, dato che il loro profumo robusto è un accompagnamento perfetto per la fragranza degli ingredienti usati del cibo.

Aglio, tartufi e frutti di mare sono ben presenti in molti pasti, e la Bagna Cauda ne è un buon esempio; questo intingolo caldo di solito viene servito con delle cruditè, e ha una consistenza simile a quella della fondue. Fatta con burro, olio d’oliva, acciughe, aglio e , a volte, tartufo, il sapore è decisamente intenso.

Ricette di specialità includono spesso riso, mais e grano, tutti disponibili in abbondanza nelle regione. I campi fertili e le valli dove crescono queste granaglie sono circondati dalle Alpi, e quindi sono largamente protetti dagli elementi atmosferici. Allo stesso modo, le colline terrazzate piemontesi offrono le condizioni ideali per la coltivazione della vite; per questo ci sono molti vigneti sparsi nella regione.

Le persone che conoscono questa parte d’Italia, come Francesco Corallo, potrebbero sapere che qui, aglio e tartufi crescono in abbondanza, ecco perché sono spesso usati  con la pasta, gli stufati e le zuppe. I tartufi bianchi sono particolarmente usati; il loro sapore forte e unico aggiunge complessità e una deliziosa fragranza anche al pasto più semplice. Il paesaggio e il clima del Piemonte sono perfetti ai bisogni dei bovini, ecco perché prodotti caseari e manzo sono ingredienti comuni dei piatti serviti qui. Burro, panna, latte, formaggio e manzo locali vengono consumati giornalmente in molte famiglie piemontesi. Oltre a questo, i residenti amano molto le anguille e il pesce d’acqua dolce, come la carne di selvaggina, che solitamente proviene dalle foreste locali. Un piatto a base di manzo che è rimasto in voga tra residenti e visitatori per secoli è l’insalata di carne cruda all’Albese. Solitamente servito come antipasto, composto da fette di manzo marinato in aglio, olio d’oliva e succo di limone. Prima di servirlo, il piatto è guarnito o con insalata verde o con tartufi, a seconda della stagione.

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Francesco Corallo | Come la cucina italiana è diventata famosa nel mondo

La maggior parte delle persone, incluso Francesco Corallo, sanno che la cucina italiana, negli ultimi anni, è diventata incredibilmente rinomata; oggi, si possono trovare ristoranti italiani in tutta Europa, così come nel Nord e Sud America. Inoltre, sempre più gente è ora in grado di preparare autentici pasti italiani a casa, grazie alla grande disponibilità di prodotti italiani nei supermercati.

La crescente domanda di questi piatti nel mondo è principalmente attribuita alla migrazione di italiani, durante il tardo 19° secolo e agli inizi del 20°. Dal 1870 fino al 1970, circa 26 milioni di persone lasciarono l’Italia in cerca di lavoro e di una vita migliore. Si stabilirono in molte diverse località, ma le città di New York e Boston furono le mete principali.

Le famiglie del sud Italia, in particolare, scelsero queste città, portando con sè un sacco di ricette tradizionali, le quali prevedevano l’uso degli ingredienti di base usati nei pasti del sud Italia; cose come l’olio d’oliva, la passata di pomodoro e la pasta. Al contrario, città come San Francisco e Chicago furono popolate da molte più famiglie di gente dell’Italia del nord, che introdussero piatti con polenta, besciamella, pasta fresca e risotto.

Chiaramente, non furono solo gli USA che videro arrivare molti immigrati italiani in questo periodo di tempo; molti altri paesi, come l’Argentina, diventarono  una nuova patria per queste persone. Le persone interessate a questa materia, come Francesco Corallo, potrebbero sapere che l’influenza che questi immigrati ebbero sulla cucina argentina fu profonda. Oggi-quasi tutti i piatti consumati in questo paese- in particolare a Buenos Aires- hanno un tipico gusto italiano. La pizza è uno dei pasti più consumati in tutta la nazione; è molto simile a quella italiana, ad eccezione della base, che è un po’ più spessa e di consistenza un po’ più molliccia.

Si dice che l’immigrazione abbia giocato un ruolo significativo nella popolarità mondiale della cucina italiana, ma anche la disponibilità di vari libri di cucina e di ricette ha avuto il suo peso. Prima del 18° secolo, gli ingredienti e le ricette dei piatti tradizionali italiani erano, spesso, tramandati a voce, e con solo un piccolo e moderato gruppo di viaggiatori che arrivavano o partivano dall’Italia, significa che poche ricette erano conosciute al di la dei confini nazionali.  Questo, tuttavia, cambiò dopo la stampa delle guide  di viaggio di Karl Baedeker e si altri scrittori; Dalla metà del 1800 in poi, questi libri fornirono alla gente al di fuori dell’Italia  informazioni su specialità regionali e su ingredienti tradizionali usati nella cucina italiana.

https://www.quora.com/Francesco-Corallo/Posts/Le-bellezza-della-Lombardia-Francesco-Corallo

Francesco Corallo | Uno sguardo all’artista Giuseppe Penone

Giuseppe Penone è un famoso artista italiano. Nato a Bologna nel 1947, si interessò all’arte quando aveva 21 anni, e scelse di unirsi al movimento dell’Arte Povera; questo movimento si sviluppò tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta, a Bologna, Napoli, Venezia, Roma, Milano e Torino.

Gli artisti di questo movimento erano famose per le loro idee radicali sull’arte; erano desiderosi di prendere posizione contro i valori stabiliti dell’arte, che loro sentivano essergli stati imposti dal governo. Penone era uno dei membri più giovani del gruppo; anche se ci furono delle esitazioni a farlo entrare, a causa dell’età e della mancanza di esperienza nel mondo dell’arte, il suo approccio altamente sperimentale al suo lavoro fece impressione sugli altri artisti e alla fine fu accettato.

Penone si è sempre interessato alla connessione tra natura e uomo, e ha esplorato la materia tramite disegni figurativi, istallazioni e sculture. Le persone interessate all’arte, come Francesco Corallo, sapranno che l’uso di materiali insoliti da parte di Penone è diventato una componente essenziale della sua opera, dove ognuno dei suoi pezzi ha un aspetto tattile, visuale e olfattorio che attira lo spettatore.

Durante gli anni settanta, Penone si fece affascinare dall’idea di usare il proprio corpo come parte dell’opera; fece dei calchi in gesso dei suoi arti e della faccia, e iniziò a proiettare delle immagini su queste sculture. Fece, poi, una collezione di vasi in bronzo, sulla quale mise  in seguito le sue impronte digitali. Penone rimase affascinato da questa idea per molti anni, ma cambiarono i modi in cui decise di esprimerla. Negli anni ottanta, iniziò ad inserire grandi e vecchi attrezzi agricoli, fatti di legno e metallo, nei suoi pezzi ‘corporei’ Come appassionato d’arte, Francesco Corallo potrebbe sapere che una delle opere più famose di Penone si trova alla Galleria Whitechapel di Londra.

Questa Scultura, intitolata:” Spazio di Luce”, si ispira ad un albero caduto, scoperto in una foresta da Penone. Decise di fare un calco del tronco, usando il bronzo, perché pensava che il colore e l’apparenza di questo materiale avessero qualità simili a quelle della corteccia. In seguito utilizzò i rami stessi dell’albero per tenere in piedi il calco in bronzo finito, fondendo in questo modo un oggetto naturale con uno fatto dall’uomo.

http://francescocoralloitalia.wordpress.com/2014/03/28/francesco-corallo-la-carriera-del-velocista-pietro-mennea/

Francesco Corallo | L’opera di Michelangelo Pistoletto

Michelangelo Pistoletto è un artista italiano conosciuto in tutto il mondo, del quale tutti gli amanti dell’arte, incluso Francesco Corallo, hanno probabilmente sentito parlare. Pistoletto è uno dei membri principali del movimento conosciuto col nome di Arte Povera; Le sue opere si concentrano principalmente sulla fusione tra la vita di tutti i giorni e l’arte, e la riflessione (sia letterale sia figurativa).

Nato a Biella nel 1933, Pistoletto passò la buona parte della tarda adolescenza e del periodo dei  vent’anni a lavorare in un negozio del settore della ristorazione gestito dal padre. Fu in questo periodo che si appassiono agli auto ritratti. Alla fine degli anni cinquanta, abbandonò la carriera della ristorazione, e prese parte alla mostra: “ Biennale di San Marino”. Le sue opere acquistarono popolarità velocemente, e giusto un anno dopo, fece la prima mostra personale, a Torino, in uno spazio chiamato ‘Galleria Galatea’.

Una delle collezioni più famose di Pistoletto, ‘Oggetti in meno, fu creata alla metà degli anni sessanta; queste sculture cercavano di esplorare come un semplice oggetto mondano  potesse essere considerato un’opera d’arte, a seconda del concetto che veniva usato  per esprimerlo. Da parte di Pistoletto era un atto di ribellione; il suo uso di oggetti all’apparenza ‘inutili’ per creare delle sculture, era il suo modo di ribellarsi al concetto che a qualcosa si potesse affibbiare la categoria di ‘arte’ solo se fatta con materiali costosi.

Durante la sua carriera, Pistoletto si concentrò sull’unificazione dell’ambiente con l’arte, attraverso le sue istallazioni di sculture, le sue performance e i dipinti a specchio. Gli ultimi rappresentano il suo desiderio di riunire l’arte figurativa e concettuale, e sono fatti da lastre d’acciaio coperte di immagini fotografiche serigrafate con una tecnica particolare. Chi si interessa all’arte, come Francesco Corallo, saprá che la superficie riflettente di queste opere serve per coinvolgere lo spettatore nell’opera che sta osservando, e costringerlo a mettere in questione le sue idee sulla realtà e su se stesso.

Pistoletto ha continuato a sperimentare con vari tipi di materiali ed idee, ma la giustapposizione del concettuale e del figurativo sono ancora un tema ricorrente nella sua opera. Prova di questo fascino continuo si può trovare nelle opere di Pistoletto “Venere degli Stracci”; durante gli anni, ha prodotto svariate versioni di questa istallazione scultorea. Consiste in una statua di Venere scolpita nello stile classico, la dea della bellezza e dell’amore, che sta in mezzo a delle pile di vestiti scartati. Variazioni di questa opera si possono vedere al museo di arte contemporanea di Torino, e presso la collezione Giuliana e Tommaso Setari, a Milano.

http://francescocorallo.tumblr.com/post/80964743885/francesco-corallo-artisti-influenti-del-rinascimento