Posts Tagged‘Italia’

The career of high jumper Sara Simeoni | Francesco Corallo

Sara Simeoni is widely regarded as one of the greatest female athletes in the world. As a sports enthusiast, Francesco Corallo may know that, over the course of her career, Simeoni broke several world records, and became one of the first women to adopt the jumping technique known as the ‘Fosbury flop’.

Born in Verona in 1953, she trained as a high jumper throughout her teens, and entered her first international event, the European Championships, in 1971. She finished in 9th place, with a jump height of 1.78 metres. Whilst this was a somewhat mediocre result, it became clear, over the next decade, just how talented Simeoni was.

The year after the European Championships, she entered the Munich Olympics, and managed to advance to the last round, where she achieved a jump height of 1.85 metres. Four years later, she competed in the Olympics again, this time winning the silver medal, after Rosemarie Ackermann, an East German athlete, beat Simeoni’s jump by a few centimetres.

In the summer of 1978, Simeoni attended a competition in Brecia; her performance, which resulted in a jump height of an astounding 2.01 metres, set a new world record. Just a few weeks later, she reached the same height once again at a competition held in Prague, and in doing so, won the European title.

However, the next couple of years were challenging for Simeoni; she suffered from a number of tendon injuries which affected her form and made it difficult for her to compete. But she continued to train, and two years later, at the Moscow Olympics, she won the gold medal, with a jump of 1.97 metres. This set another record, as the highest jump ever performed by a female athlete at the Olympics.

Simeoni entered the Olympics for the fourth time in 1984, travelling over to Los Angeles for the event. Those with an interest in sport, such as Francesco Corallo, might recall that it was here that she performed her highest jump since 1978, reaching a height of 2.01 metres. However, her opponent, Ulrike Meyfarth, managed to outperform her by just 1 centimetre, and came home with the gold medal, leaving Simeoni with the silver.

During her career, she won a number of other international and national medals, and when she retired in 1986, she had two Universiade Championship titles, two Mediterranean Games gold medals, as well as 25 Italian titles, including one pentathlon, 10 indoor high jumps and 14 outdoor high jumps.

La carriera dell’atleta di salto in alto Sara Simeoni | Francesco Corallo

Sara Simeoni è universalmente riconosciuta come una delle migliori atlete del mondo. Gli appassionati di sport come Francesco Corallo sapranno che, nel corso della sua carriera, la saltatrice veneta superò numerosi record mondiali, diventando una delle prime donne ad adottare la tecnica di salto conosciuta come “stile Fosbury”.

Nata a Verona nel 1953, Sara Simeoni si allenò nel salto in alto durante gli anni dell’adolescenza, partecipando nel 1971 al suo primo evento internazionale, i Campionati Europei, dove si classificò al 9° posto raggiungendo l’altezza di 1.78 metri. Pur trattandosi di un risultato per certi versi mediocre, il suo talento divenne presto chiaro nel decennio che seguì.

L’anno dopo i Campionati Europei, Sara Simeoni partecipò alle Olimpiadi di Monaco, dove riuscì a farsi strada fino all’ultimo round, raggiungendo un’altezza di 1.85 metri. L’atleta veronese gareggiò nuovamente alle Olimpiadi quattro anni dopo, vincendo questa volta la medaglia d’argento e posizionandosi dopo Rosemarie Ackermann, un’atleta della Germania Est che aveva battuto il suo salto solo di pochi centimetri.

Nell’estate del 1978, Sara Simeoni partecipò ad una gara a Brescia, durante la quale un salto di addirittura 2.01 metri le permise di stabilire un nuovo record mondiale; la stessa altezza, raggiunta nuovamente in un’altra gara a Praga solo poche settimane dopo, le permise di aggiudicarsi il titolo europeo.

Gli anni seguenti della saltatrice veneta furono invece resi difficili da alcuni infortuni ai tendini, che ne intaccarono la forma fisica e la possibilità di gareggiare. Tuttavia, Sara Simeoni continuò ad allenarsi, riuscendo a vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Mosca di due anni dopo con un salto di 1.97 metri, un’altezza che avrebbe stabilito un nuovo record come salto più alto mai realizzato da un’atleta donna alle Olimpiadi.

Sara Simeoni partecipò alla sua quarta olimpiade nel 1984, viaggiando fino a Los Angeles per partecipare all’evento. Gli appassionati di sport, come Francesco Corallo, probabilmente ricorderanno che fu in questa occasione che l’atleta realizzò il proprio salto più alto dal 1978, raggiungendo l’altezza di 2.01 metri, anche se la sua avversaria Ulrike Meyfarth, superandola di solamente 1 centimetro, portò a casa la medaglia d’oro, lasciandole il secondo posto.

Durante la sua carriera, Sara Simeoni vinse numerose altre medaglie nazionali e internazionali, totalizzando, al momento del ritiro nel 1986, due titoli delle Universiadi, due medaglie d’oro ai Giochi del Mediterraneo e 25 titoli italiani, di cui uno al pentathlon, 10 nel salto in alto indoor e 14 nel salto in alto all’aperto.

La storia del Colosseo | Francesco Corallo

Come uno dei simboli più rappresentativi e antichi della città, il Colosseo è una delle visite immancabili per chiunque ami la grande architettura, come Francesco Corallo. La costruzione di questo anfiteatro ellittico fu commissionata nel 70 A.C. dall’imperatore Vespasiano, e i lavori furono completati nell’80 A.C., durante il regno di Tito.

La sua storia è, in egual misura, affascinante e  terribile; ci fornisce un’ottima prospettiva sulla mente degli antichi romani, e sulle loro convinzioni riguardo a giustizia e moralità. Nel corso di quattro secoli, migliaia di persone e animali morirono fra le sue mura, solo per intrattenere gli spettatori. Vi si tennero una varietà di eventi, comprese cacce, finte battaglie, commedie e sfide tra gladiatori, così come dettagliate ricostruzioni di famose esecuzioni e guerre. Anche se non era il primo anfiteatro costruito dai romani, il Colosseo era unico, per come fu costruito. Versioni precedenti erano quasi invariabilmente poste contro le colline, per fornire alla struttura uno stabile supporto. Il Coloseeo, invece, fu progettato con una stabilità sufficiente da stare in piedi da solo. Fu usato cemento per le volte ad arco e la parte interna, travertino per la facciata e l’intelaiatura strutturale principale, e tufo vulcanico per i muri secondari.

Molte persone, fra cui Francesco Corallo potrebbero non sapere che l’estetica aveva grande importanza per gli antichi romani; questo è evidente come non mai nel progetto del Colosseo. Colonne ornate, negli ordini corinzio, ionico e dorico circondano i colonnati dell’arena, creando una simmetria che colpisce e che divenne così popolare tra gli architetti da essere, più tardi, usata come fondamento dell’unione degli ordini usata ai tempi del Rinascimento. L’ordine delle colonne varia  a seconda del piano al quale sono posizionate, con il corinzio all’ultimo piano, lo ionico al secondo e il dorico al primo. Il piano più alto, il quarto, presenta capitelli corinzi e pilastri come fregi.

Nel corso degli anni, il Colosseo è stato devastato  da molti incendi e terremoti, e  le sue pareti esterne hanno subito la maggior parte dei danni. Oggi, solo la parte a nord è ancora in piedi; il resto della struttura che si può vedere è composta da ciò che una volta era il muro interno dell’anfiteatro.

Altri articoli qui

Francesco Corallo | Il cibo tradizionale piemontese

Come italiano, Francesco Corallo potrebbe conoscere la cucina piemontese. Questa regione del nord ovest dell’Italia è famosa per i suoi deliziosi piatti, fatti con ingredienti forti e saporiti, di solito bilanciati dalla presenza di salse a base di panna. Non sorprende che, anche il vino fatto in questa zona, sia robusto. I pasti piemontesi sono spesso accompagnati da  Barbaresco, Barbera e Barolo; questi rossi sono il complemento ideale ai piatti della regione, dato che il loro profumo robusto è un accompagnamento perfetto per la fragranza degli ingredienti usati del cibo.

Aglio, tartufi e frutti di mare sono ben presenti in molti pasti, e la Bagna Cauda ne è un buon esempio; questo intingolo caldo di solito viene servito con delle cruditè, e ha una consistenza simile a quella della fondue. Fatta con burro, olio d’oliva, acciughe, aglio e , a volte, tartufo, il sapore è decisamente intenso.

Ricette di specialità includono spesso riso, mais e grano, tutti disponibili in abbondanza nelle regione. I campi fertili e le valli dove crescono queste granaglie sono circondati dalle Alpi, e quindi sono largamente protetti dagli elementi atmosferici. Allo stesso modo, le colline terrazzate piemontesi offrono le condizioni ideali per la coltivazione della vite; per questo ci sono molti vigneti sparsi nella regione.

Le persone che conoscono questa parte d’Italia, come Francesco Corallo, potrebbero sapere che qui, aglio e tartufi crescono in abbondanza, ecco perché sono spesso usati  con la pasta, gli stufati e le zuppe. I tartufi bianchi sono particolarmente usati; il loro sapore forte e unico aggiunge complessità e una deliziosa fragranza anche al pasto più semplice. Il paesaggio e il clima del Piemonte sono perfetti ai bisogni dei bovini, ecco perché prodotti caseari e manzo sono ingredienti comuni dei piatti serviti qui. Burro, panna, latte, formaggio e manzo locali vengono consumati giornalmente in molte famiglie piemontesi. Oltre a questo, i residenti amano molto le anguille e il pesce d’acqua dolce, come la carne di selvaggina, che solitamente proviene dalle foreste locali. Un piatto a base di manzo che è rimasto in voga tra residenti e visitatori per secoli è l’insalata di carne cruda all’Albese. Solitamente servito come antipasto, composto da fette di manzo marinato in aglio, olio d’oliva e succo di limone. Prima di servirlo, il piatto è guarnito o con insalata verde o con tartufi, a seconda della stagione.

Altro da Francesco Corallo

Francesco Corallo | Come la cucina italiana è diventata famosa nel mondo

La maggior parte delle persone, incluso Francesco Corallo, sanno che la cucina italiana, negli ultimi anni, è diventata incredibilmente rinomata; oggi, si possono trovare ristoranti italiani in tutta Europa, così come nel Nord e Sud America. Inoltre, sempre più gente è ora in grado di preparare autentici pasti italiani a casa, grazie alla grande disponibilità di prodotti italiani nei supermercati.

La crescente domanda di questi piatti nel mondo è principalmente attribuita alla migrazione di italiani, durante il tardo 19° secolo e agli inizi del 20°. Dal 1870 fino al 1970, circa 26 milioni di persone lasciarono l’Italia in cerca di lavoro e di una vita migliore. Si stabilirono in molte diverse località, ma le città di New York e Boston furono le mete principali.

Le famiglie del sud Italia, in particolare, scelsero queste città, portando con sè un sacco di ricette tradizionali, le quali prevedevano l’uso degli ingredienti di base usati nei pasti del sud Italia; cose come l’olio d’oliva, la passata di pomodoro e la pasta. Al contrario, città come San Francisco e Chicago furono popolate da molte più famiglie di gente dell’Italia del nord, che introdussero piatti con polenta, besciamella, pasta fresca e risotto.

Chiaramente, non furono solo gli USA che videro arrivare molti immigrati italiani in questo periodo di tempo; molti altri paesi, come l’Argentina, diventarono  una nuova patria per queste persone. Le persone interessate a questa materia, come Francesco Corallo, potrebbero sapere che l’influenza che questi immigrati ebbero sulla cucina argentina fu profonda. Oggi-quasi tutti i piatti consumati in questo paese- in particolare a Buenos Aires- hanno un tipico gusto italiano. La pizza è uno dei pasti più consumati in tutta la nazione; è molto simile a quella italiana, ad eccezione della base, che è un po’ più spessa e di consistenza un po’ più molliccia.

Si dice che l’immigrazione abbia giocato un ruolo significativo nella popolarità mondiale della cucina italiana, ma anche la disponibilità di vari libri di cucina e di ricette ha avuto il suo peso. Prima del 18° secolo, gli ingredienti e le ricette dei piatti tradizionali italiani erano, spesso, tramandati a voce, e con solo un piccolo e moderato gruppo di viaggiatori che arrivavano o partivano dall’Italia, significa che poche ricette erano conosciute al di la dei confini nazionali.  Questo, tuttavia, cambiò dopo la stampa delle guide  di viaggio di Karl Baedeker e si altri scrittori; Dalla metà del 1800 in poi, questi libri fornirono alla gente al di fuori dell’Italia  informazioni su specialità regionali e su ingredienti tradizionali usati nella cucina italiana.

https://www.quora.com/Francesco-Corallo/Posts/Le-bellezza-della-Lombardia-Francesco-Corallo